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July 03
Perché tanta paura di votare?
Sono passati 6 anni dalle ultime elezioni Rsu , una intera tornata elettorale abolita,
una intera rsu non eletta, persi 3 anni di opportunita', di rinnovamento di occasioni, per creare e dare spazio a nuove idee e persone.
Gli ultimi 3 anni, sono stati anni difficili, segnati dalla battaglia contro la iniqua ed ingiusta cassa integrazione, dal rinnovo contrattuale, dal gravoso inutile e dannoso turno a scorrimento (Sabato lavorativo) peraltro e fortunatamente quasi subito disdettato dalla sola Fiom Cgil.
Queste ragioni non giustificano un ulteriore e pericoloso rinvio (Gennaio 2010?) delle gia’ proclamate elezioni della nuova Rsu da parte della ugl e confederati a Maggio 2009.
Il rinvio è chiaramente strumentale e senza reali giustificazioni, le ragioni addotte potranno (e lo saranno) sicuramente rinnovate anche successivamente,per cui puo’ passare un pericoloso principio secondo il quale ogni qualsivoglia difficoltà potrà essere presa a pretesto per spostare o magari annullare il confronto democratico ed il voto, creando cosi’ una sorta di casta di “Senatori” o per meglio dire di “Rappresentanti” a vita.
Perché questo turno elettorale è fondamentale, importantissimo!
Perché sulla Rsu entrante graverà come un macigno, il peso e la responsabilità di gestire un tempo ed una fase difficile complessa e pericolosa come quella del trasferimento dello stabilimento di Acerra a Pomigliano.
La gestione tecnico-professionale, le doppie funzioni, in parole povere il riallineamento, l’accorpamento di 2 fabbriche in una sola, cio’, non potra’ non avvenire, senza ulteriori richieste di sacrifici ai lavoratori ed al sindacato.
Ecco spiegato il netto rifiuto, la totale avversità al voto, sia nell’immediato che nel futuro prossimo.
Non è solo questo,il numero di delegati scenderà da 15 a 9 per cui 6 gia’ sono sicuri uscenti, piu’ un sicuro inserimento giovanile che dara’ aria e respiro allo sperato rinnovamento tanto atteso, per cui con molta probabilità saranno in 7 ad abdicare.
Sconforta, sconcerta, severi dubbi sull'attaccamento alla poltrona di questi signori,
tanto che viene da chiedersi, perché tanta ostinazione nel conservare lo status quo di questa rsu scaduta
(non da pochi giorni, ma da un mandato ossia 3 anni!) e desueta.
Qualcuno diceva tempo fa (dalle tavole di palcoscenico.).che la uscente, è stata una delle migliori rsu che la nostra fabbrica abbia mai avuto, cio’ è ridicolo e risibile se si pensano solamente ad alcune delle tantissime… situazioni che si sono vissute e sofferte negli ultimi tempi.
1) Adesione all’ultimo sciopero per il rinnovo contrattuale, poco piu’ di 20 persone quando ne sono sindacalizzate quasi una 40ina.
2) Accordo sui contratti firmato da cisl ugl uil mai discusso ne votato, se non da una sola organizzazione ossia la Fiom Cgil peraltro l’unica non firmataria dello stesso.
3) Tentato boicottaggio allo sciopero comprensoriale di Febbraio 2009 per la difesa del lavoro nel comprensorio di Pomigliano dove in un primo momento volevano evitare lo sciopero dichiarato dalle organizzazioni provinciali tutte, invitando fino al giorno prima all’adesione ai soli delegati ed esperti.
E non è tutto, questa è sola la cima dell’iceberg!
Avulsi a qualsiasi di solidarieta’ esterna alla fabbrica, mai un incontro con la societa’ civile, con i movimenti, con le parrocchie, peraltro ben attive sul territorio vedi il degno e valoroso centro antiracket aperto da piu’ di un anno a Pomigliano, la marcia per il lavoro del Venerdi’ santo organizzato dalla parrocchia di San Felice, la marcia di Libera Marzo 2009.
Rinchiusi nel gretto spazio dell’interesse individuale a danno di quello collettivo e solidaristico, hanno col tempo allargato il divario, la distanza tra i lavoratori e l’istuzione “Sindacato”, dichiarandone il netto e totale distacco.
Ecco perché adesso temono e sfuggono il giudizio dei lavoratori, temono il nuovo e rinviano il piu’ possibile, la massima espressione della democrazia, ossia il voto.
Adesso tocchera’ ai lavoratori dire la loro, scegliere con saggezza e responsabilita’ i loro rappresentanti per i difficili anni a venire.
Sara’ una nuova, difficile, ma allo stesso tempo affascinante scommessa, cercare di liberarsi i vecchi e consolidati centri di potere, fatti di clientele, favori e promesse tante volte mai mantenute.
Questo modo di fare senza etica ne morale porta ad una anomala, contorta e scorretta gestione sindacale, provocando il disamoramento e la disillusione nei e tra i lavoratori.
Il vecchio ed il desueto si presentera’ ancora o in alternativa, come al solito sara’ possibile assistere a passaggi di consegna e di consensi verso il o i delfini di turno, ma per i poveri animali tanto intelligenti e’ davvero mortificante questo paragone.
Stavolta cambiare è possibile, bisogna crederci ed operare in questa direzione.
Ma perchè non vogliono votare?
A breve un intervento.
June 29 In una canzone, Victor Jara parlando del vecchio e decrepito, gli dava la seguente definizione
... "momios y dinosaurios"....
momios sta per mummie dinosaurios sta per dinosauri.
Ebbene la speranza questa volta è che avendolo essi stessi firmato, rendano l'accordo sullo scivolo
(o prepensionamento come dir si voglia) legittimo e credibile, evitandoci di avere a che fare per l'ennesima volta con i " momios y dinosaurios".
Cosa che a nostro avviso sara' ben difficile, le Mummie ed i dinosauri sono sempre ed ancora pronte a colpire, a dare l'affondo finale.
Vecchie ed astute volpi, celano dietro e dentro se, anni e contributi,
e magari anche qualche accorduccio gia' firmato per svignarsela a gambe levate subito dopo il voto...
Bene bastera' scommetterci sopra e vedere sol passare del tempo cosa succede.
A proposito, invece gli aspiranti Momios y dinosaurios sembra stiano tendendo l'ennesimo tranello, a furor di pressioni e minacce,il nuovo li spaventa ed essendo abituati a risolverla sempre cosi'
(non c'è due senza tre?).. temiamo che stavolta possano rischiare seriamente...
Chi vivra' vedra'..... Aspettiamo liste serie e pulite.
A proposito mica male l'idea del pit stop dopo 2 o anche 3 mandati consecutivi.
June 24

Egregio Presidente, mi chiamo Roberta Anselmo, ho 45 anni e sono una palermitana che vive a L’Aquila da 19 anni avendo sposato un aquilano. Ho una figlia di 16 anni e un figlio di 13, sono un’insegnante e attualmente, dopo il sisma del 6 aprile, dimoro insieme ad altre 2 famiglie nella casa al mare (70 mq. con un bagno), di proprietà di mio marito e mia cognata, a Silvi Marina; per dormire condividiamo un camper che mio fratello da Palermo, dopo 3 giorni dal terremoto, mi ha comprato e portato qui. La mia prima abitazione è inagibile di riflesso perché dipendente da quella ubicata sopra di noi, ereditata dai miei suoceri, e quindi per noi seconda casa non adibita né ad attività produttiva né professionale, che ha subito notevoli danni: ad oggi, con verifica effettuata il 29 aprile, non è stata ancora pubblicata la lettera di identificazione del grado di inagibilità.
Le scrivo perché ho partecipato alla manifestazione del 16 giugno e sono indignata, ferita, offesa e arrabbiata per le affermazioni da Lei pronunciate a commento di questo evento e pubblicate sul “Centro” del 20 giugno 2009. Lei afferma che questa manifestazione è basata sul nulla e che ci dobbiamo vergognare perché stiamo speculando sui morti. Trovo tali dichiarazioni indegne, inopportune ed ignobili: non credo proprio che Lei si possa permettere di dire certe frasi senza neanche essersi preso la briga (o Lei o qualunque rappresentante del suo partito) di venire a Montecitorio a controbattere le nostre dichiarazioni. Le persone che erano lì quella mattina erano tutte cittadini feriti e parenti dei morti del 6 aprile, che non hanno più non solo le persone, le case, il lavoro ma non hanno più né una vita né una speranza di normalità, non sono di certo venute a perdere il loro tempo o a fare shopping nella capitale. Io comprendo perfettamente che da parte del Governo è stato ed è attualmente molto difficile affrontare tale evento così disastroso e ritengo che l’emergenza immediata sia stata gestita molto bene ma abbiamo bisogno di risposte e di promesse inserite nelle norme che il Parlamento si accinge a varare. Noi siamo solo dei cittadini che guardano i fatti, non riusciamo ad entrare nelle maglie contorte di una politica lontana da noi e vorremmo tanto che Voi ci forniste delle risposte semplici, chiare, coerenti e vere.
Le mie domande sono: 1) Perché, dopo il primo periodo di emergenza, le persone ospitate a spese dello Stato negli alberghi, con un costo enorme, non sono state sistemate in case della costa ammobiliate, con affitti calmierati pagati molto meno dallo Stato? Ciò avrebbe comportato un notevole risparmio di spesa e una normalità più accettabile per la famiglie. 2) Perché il decreto n. 39 e la sua conversione non prevede la contribuzione per la ricostruzione delle seconde case senza fare differenza tra le diverse tipologie di titolarità? A L’Aquila esistono numerosi proprietari di seconde case che, se non hanno abbastanza soldi per sistemarle dovendo pensare alla prima, impediranno di fatto la ricostruzione ai proprietari di prime case legate a loro fisicamente e strutturalmente. 3) Perché non inserire la tassa di scopo che permetterebbe la riattivazione del circuito economico della nostra città ormai completamente a terra dal punto di vista economico? 4) Come si pensa di aiutare tutte le famiglie che vivevano con attività commerciali e professionali site nel centro storico? 5) In quali scuole porteremo i nostri figli e dove andremo ad insegnare noi docenti a settembre? Nelle tensostrutture? Ce ne sono solo due attualmente e l’inverno sarà molto rigido! In edifici agibili? Ancora non è dato sapere e tra il G8 e le ferie estive dubito fortemente che i tempi permetteranno una sistemazione adeguata. 6) Perché l’ordinanza n. 3769, che dovrebbe consentire l’attivazione di convenzioni per l’affitto degli aventi diritto in appartamenti agibili a L’Aquila per permettere a coloro che non hanno più casa o devono risistemarla, non da questa opportunità a coloro “che dispongono di un’altra soluzione abitativa alternativa nel territorio abruzzese”? Qual’è la ratio legis di tale provvedimento? E’ quello di far rientrare la gente nella propria città per lavorare e seguire i lavori di ricostruzione o è quello del risparmio? Così come è posta la norma tutti coloro che possiedono una qualunque unità abitativa anche a 300 chilometri da L’Aquila, non potranno usufruire del contributo statale per l’affitto. Ma queste persone come possono lavorare a tali distanze e i figli in quali scuole devono iscriverli? 7) Ringraziando per le future case in via di costruzione per i 13.000 aquilani che hanno perso le case, gli altri dove andranno a settembre visto che i tempi tecnici per le operazioni di ripristino sono lunghissimi? 8 ) Quanti soldi ha davvero lo Stato per aiutarci quando Tremonti dichiara a L’Espresso della scorsa settimana che per il terremoto sono stanziati da 2 a 4 miliardi di euro? Si potrebbe capire veramente e con chiarezza quanto può aiutarci lo Stato senza darci illusioni inesistenti?
Sono queste alcune domande alle quali avrei gradito Lei rispondesse il 16 giugno e onestamente non ritengo per questo di speculare sui morti! Se fossi nata e cresciuta in un paese del terzo mondo non mi sarei aspettata niente dello Stato ma sono italiana e cittadina di un paese facente parte delle 8 potenze mondiali più grandi; siamo uno Stato democratico e sociale e per ciò mi sento libera di parlare, manifestare pacificamente e chiedere aiuto per coloro che sono più sfortunati, è la Costituzione che me lo dice e per me questa Carta è il punto di riferimento dei miei valori. La mia famiglia non ha avuto ancora un euro per l’autonoma sistemazione e stiamo usando i nostri risparmi per una sommaria sistemazione a settembre, è giusto così, se si ha la possibilità non si deve pesare sullo Stato ma di certo Lei non mi può offendere tacciandomi dell’ignominia che ha dichiarato solo perché sono venuta a manifestare per tutelare i diritti di coloro che hanno meno di me! Mi piac erebbe avere una risposta che purtroppo sono certa non arriverà ma almeno la mia coscienza di cittadina è pulita, ci tenevo davvero a risponderLe perché le Sue dichiarazioni mi hanno fatto molto male. Le auguro buon lavoro Roberta Anselmo (lettera da il capoluogo.it 21 giugno 09 / foto da repubblica.it)
Zorro di Marco Travaglio 24 Giugno 2009
Scodinzolini forever
Sia chiaro che noi stiamo con Minzolini. Anticipando di poche settimane la legge-bavaglio - che gli fa un baffo, lui il bavaglio ce l'ha incorporato - il popolare Scodinzolini ha spiegato alla stampa mondiale che il pornoscandalo di Puttanopoli che sta travolgendo il premier e ha destato le attenzioni anche di Avvenire e Famiglia Cristiana, ma persino di Tg5, Matrix, Giornale e Foglio, non è una notizia. È «gossip», «pettegolezzo», «chiacchiericcio» usato dai criminosi giornalisti stranieri, succubi di «interessi economici», a fini di «strumentalizzazione politica». Gliele ha cantate chiare. Chissà come dev'essersi sentito quel suo omonimo che fino a un mese fa si dedicava, per La Stampa, al gossip, al pettegolezzo e al chiacchiericcio (a proposito: che fine avrà fatto?). Ora il solito Di Pietro vorrebbe licenziarlo dal Tg1, forse ignaro del fatto che da due giorni le scuole di giornalismo e le facoltà di scienza della comunicazione sono prese d'assalto da orde di piccoli e piccole fans che, da grandi, sognano di diventare Minzolini. Anche la Rai ha dovuto transennare il cavallo di Viale Mazzini per contenere l'entusiasmo degli abbonati, ansiosi di pagare un canone triplo o quadruplo pur di garantire al nostro Pulitzer i necessari mezzi di sostentamento. Ora si spera che l'amico Silvio, che lo chiama «l'amico Minzo», voglia manifestargli un minimo di gratitudine: una farfallina tempestata di brillanti o un collier di diamanti modello Noemi potrebbero andar bene. O magari un invito nei bagni di Palazzo Grazioli. O, meglio ancora, una Mini azzurra: la famosa MinzoMini.
Nell’ultima campagna elettorale – in cui si è toccato il fondo dello squallore – si è levata una domanda drammatica: «Vi sentireste di far educare i vostri figli da chi è alla guida del Governo oggi?». Domanda arrivata troppo tardi, perché potesse far riflettere seriamente. Ormai le nuove generazioni sembrano subire il fascino dell’uomo di successo e sperano solo, a qualunque prezzo, di poter assomigliare a lui. Da oltre trent’anni le sue televisioni stanno minando le coscienze con messaggi che esaltano l’edonismo, il facile successo, il consumismo sfrenato: dai lontani Drive in allo sdoganamento mediatico di tanti comportamenti viziati, conditi da commozioni plateali o rivendicazioni civili per oscurare ogni senso etico. Nella corsa al consenso (e anche alla pubblicità) è finito nel degrado anche il servizio pubblico della Rai, un tempo tanto attento al valore educativo delle sue trasmissioni. Solo Famiglia Cristiana ha protestato contro la cattiva televisione e non s’è lasciata affascinare dallo charme di quest’uomo che ci governa. Ma, purtroppo, non basta. Mi sconvolge il silenzio degli organi ufficiali della Chiesa, né mi basta l’affermazione che «ognuno ha la propria coscienza per giudicare». Il fatto che chi ci governa si dichiari paladino della Chiesa (ci crederà davvero?) e finanzi le sue opere, basta a cancellare le perplessità nei confronti dei suoi comportamenti? Ci siamo chiesti quanti disvalori ha trasmesso negli anni con soap opera e siparietti televisivi, stravolgendo ogni senso della dignità umana? Talvolta, mi capita di sentire persino onorabili nonnine incitare le nipotine a comportamenti trasgressivi, come quelli visti in Tv: «Che male c’è», dicono, «non è più come una volta!». Sbaglio se dico che abbiamo barattato i princìpi cristiani con un piatto di lenticchie? Oggi, i valori evangelici si scontrano con una società che li deride e li mette in crisi. Se non troviamo nella Chiesa una parola chiara e inequivocabile, a chi dobbiamo rivolgerci? Mi perdoni per la durezza di queste espressioni, ma la mia amarezza è grande. Com’è possibile predicare e chiedere alle persone d’essere coerenti con la fede se poi la Chiesa tace ed è accondiscendente verso chi calpesta valori cristiani non solo nella vita privata, ma anche nella scelta dei candidati? Non sono una integralista, ma stavolta agli uomini di Chiesa chiedo più coerenza, per il bene delle nuove generazioni. Le esprimo una profonda stima per il lavoro coraggioso che svolge e i messaggi di speranza che ci trasmette.Loredana R.
23.06.09 - “Italiadecide” cosa?

Tocca al “Corriere della Sera”, 23 giugno, diffondere il messaggio. E’ nato finalmente l'organismo trans partitico che include tutti (Carlo Azeglio Ciampi, Giuliano Amato, Giulio Tremonti, Luciano Violante, Gianni Letta, Roberto Calderoli, Alberto Matteoli, Pellegrino Capaldo) e decide su come decidere su tutto. Infatti si chiama “Italiadecide”, denominazione impegnativa perché l’autorevolezza dei partecipanti (tutti politici di rilievo, alcuni emeriti, alcuni attuali titolari di potere ministeriale ai livelli più alti, solo uno è un banchiere privato). E’ una garanzia. Vuol dire che decidono davvero. Non “consigliano”. Non studiano. Non consultano. Non lavorano su possibili scenari. Decidono sulle modalità del decidere, sì dice l’insegna della ditta.
E qui vedo un problema grande come una casa. E, per il rispetto dovuto a tutti, ma soprattutto al Presidente Emerito Ciampi, mi sembra utile e urgente far notare il problema. Torna utile la dichiarazione di Violante, così come l’ha raccolta il “Corriere della Sera” nel citato articolo: “intendiamo affrontare i temi del futuro partendo dalle difficoltà della decisione politica. Ci occupiamo del modo di decidere meglio e con rapidità e di eseguire tempestivamente le decisioni prese”. Santo cielo. E’ come se l’atleta Pistorious si fosse messo a correre in quel suo stupendo modo senza la celebre protesi di titanio. Ma noi siamo al di qua dalla metafora. Non possiamo affrontare la prova del decidere insieme perché, in ogni campo, domina il conflitto di interesse che domina una parte del volonteroso gruppo. Il titolare di quel conflitto, protetto da una siepe di leggi speciali, può correre in tutte le direzioni senza ostacoli e senza rivali. Lui, e tutti gli illustri ministri di “Italiadecide”, protetti dallo spostamento d’aria del loro velocissimo leader. Gli altri no. Gli altri corrono senza gambe. Niente media, niente conflitto di interessi, niente coalizione politica dotata di protesi artificiali. Osservatori male informati penseranno a un accordo discreto per estendere certi privilegi da maggioranza a opposizione. Ma non solo le voci chiave di “Italiadecide” escludono con legittimo sdegno. Infatti è impossibile estendere i privilegi illegittimamente accumulati da chi fa blocco col Premier. E allora da dove nasce questa nuova fiducia di “decidere insieme”? Risponde il portavoce del nuovo gruppo, Luciano Violante: “L’Italia ha grandi risorse politiche, intellettuali, imprenditoriali e scientifiche che non riescono a dialogare fra loro”. Sicuro che “non riescono a dialogare"? Un buon governo, come dimostra Barack Obama, dialoga tutto il tempo con tutti e spinge tutti a imitarlo. Un cattivo governo, come dimostra Ahmadinejad, se ti accosti per parlare apre il fuoco. Avete mai visto, nei talk show, i tentativi anche volonterosi di dialogare con Bondi, Brambilla o Gasparri? C’è un modello possibile di conversazione dialogante con Renato Brunetta? Vi diranno che “think tank” come il nuovo “Italiadecide” sono spesso il fiore all’occhiello, tecnico, scientifico, politico, della vita pubblica americana. E’ vero. Ma con due avvertimenti: Il primo. I “think tank” veri sono sempre politicamente orientati (conservatori o liberal, repubblicani o democratici, vicini all’impresa o vicini al sindacato), e lo dicono. Reclutano i cervelli del “think tank” secondo le affinità dichiarate. La credibilità risiede nel livello delle persone e nella qualità del lavoro. Non nel fare finta di niente sulle diverse storie politiche. Il secondo avvertimento è più drastico, difficile da evitare. Mai i politici attivi in Parlamento, meno che mai nel governo, possono partecipare a un ”think tank”. Hanno strumenti molto pesanti per esprimersi e, almeno come ipotesi, possono sempre rispondere con un dono o con una minaccia al giurista, all’economista, all’imprenditore che si fa notare nelle cordiali discussioni nel gruppo. Dunque niente mix fra studiosi e politici, tra tecnici e titolari del potere. Mai. Resta la domanda: Come sarà venuto in mente ai nostri amici, progressisti e conservatori felicemente insieme che, invece, in Italia si può fare? Furio Colombo (23 giugno 2009)
A partire dal 30 Giugno 2009 fino al 09 Agosto, e dal 31 Agosto al 16 Ottobre 2009,
con la fermata collettiva dal 10 al 30 Agosto 2009.
Prolungata la cassa integrazione ordinaria per altre 13 settimane in Revisione Pomigliano (DAS).
Riguardera' 173 Lavoratori tra operai impiegati e quadri.
Le parti si incontreranno periodicamente in stabilimento per monitorare l'evoluzione degli scenari
e l'equa distribuzione della cassa.
Firmato il verbale dalle Rsu di stabilimento e dai segretari provinciali presenti
24 Giugno 2009 .
Fonte facebook Fiomavio del 24 Giugno 2009.
Commento :
La tristezza era ...
Vedere gente che riusciva a ridere e scherzare mentre andava a firmare un altra mannaia economica
che cadeva sulla testa dei lavoratori, mentre alcuni, ridevano e scherzavano mentre la calano su loro stessi.
Triste e comico assieme, ebbene avviene anche questo, ma nell'Italia governata dallo psiconano
di cosa meravigliarsi ancora?
Coscienze destatevi !
Gnocca continua
Non gliene va bene una, alle Eve Braun che si accalcano nel bunker del fuhrerino da fureria. Denunciano il complotto di D’Alema, poi si scopre che il pm barese Pino Scelsi che indaga su Puttanopoli è lo stesso che indagò su una mazzettina a D’Alema (prescrizione). Allora ecco un altro scoop del Giornale: «È cresciuto in Lotta continua il pm che insegue il premier». Panico negli altri house organ: erano in Lotta continua anche Marcenaro e Panella del Foglio, Briglia della Mondadori, Capuozzo del Tg5, Liguori del Tgcom. Ora il Giornale è costretto a scrivere che la nota toga rossa indaga sull’assessorato alla Sanità della giunta Vendola e sulla frequentazione tra il vicepresidente Frisullo e il noto Tarantini, «utilizzatore iniziale» delle ragazze. E le due testimoni che inguaiano Reo Silvio sono forziste sfegatate: la “escort” Patrizia e la “ragazza immagine” Barbara, candidate nella lista Fitto («La Puglia prima di tutto»). Pare pure che nell’allegra brigata si sniffasse coca, si importassero ragazze dall’Est, si molestassero telefonicamente minorenni, si sfruttasse la prostituzione. Cioè si violassero contemporaneamente il pacchetto sicurezza Maroni per l’arresto dei clandestini, la Fini-Giovanardi per l’arresto dei tossici, la legge Carfagna per l’arresto di squillo e clienti, la legge Carfagna-2 per l’arresto degli “stalker”. Non vorremmo che Al Pappone finisse dentro per una legge fatta da lui. Per intanto Calderoli, che aveva proposto la castrazione fisica dei pedofili («un bel colpo di forbici, e zac!»), non lo fanno più entrare a Palazzo Grazioli. Non si sa mai.
È morto Maurizio Valenzi, a Napoli era stato il sindaco del Pci
Maurizio Valenzi è morto all'età di 99 anni nella clinica «Villa dei Fiori», dove era stato trasferito da circa un mese per un aggravamento delle sue condizioni. Avrebbe compiuto 100 anni il prossimo 6 novembre. Ex senatore e dirigente del Pci, è stato il primo sindaco di Napoli del Pci.
Nato a Tunisi il 16 novembre 1909 da una famiglia di origine livornese, Valenzi aveva cominciato l' attività di pittore a Roma e Parigi. Nel 1932 aderì al partito comunista ed avviò l'attività politica in Tunisia, dove era rientrato. Nel 1937 si trasferì a Parigi e collaborò a «La Voce degli Italiani», diretta da Giuseppe Di Vittorio. Nel novembre 1941 fu arrestato insieme ad altri esponenti comunisti ed antifascisti e processato per «attentato alla sicurezza dello Stato».
Nel 1944 tornò in Italia e si stabilì a Napoli, dove divenne dirigente della federazione del Pci. Per tre legislature dal 1958 al 1968 fu eletto al Senato. Nel 1975 fu eletto sindaco di Napoli che guidò fino al 1983 alla testa di una giunta di sinistra. Il 12 giugno scorso, era stata presentata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita a Napoli, una Fondazione dedicata a Maurizio Valenzi. «La città di Napoli perde una delle sue più belle figure, un punto di riferimento di intere generazioni. Maurizio è stato un grande sindaco, un protagonista della vita politica e culturale napoletana e nazionale», lo saluta Bassolino, «con immenso affetto».
23 giugno 2009 June 23 
LA REAZIONE DEI LETTORI SU COMPORTAMENTI DISCUTIBILI PER UNA VALUTAZIONE MENO "DISINCANTATA"
Chi ha l’onore e l’onere di servire il Paese, per di più con una così larga maggioranza, ha il dovere di dedicare tutto il suo tempo al "bene comune" dei cittadini. Senza tante "distrazioni".
Le scrivo su quanto sta emergendo, in questi giorni, sul nostro presidente del Consiglio. Non le nascondo che non sono mai riuscita ad averne stima, perché l’ho trovato una figura lontana da un padre di famiglia, poco coerente con i princìpi cristiani. Non nascondo neppure d’essermi sentita usata da lui e da altri politici, che hanno strumentalizzato le associazioni cristiane per farsi propaganda politica. Oggi per me la misura è colma. Perché la Chiesa non ha il coraggio della verità e la forza di proclamare che la famiglia è un grande valore, e che nei rapporti con le donne (ma anche con gli extracomunitari) ci vuole il massimo rispetto? Vorrei che la Chiesa prendesse le debite distanze da chi non rispetta questi valori. Molti cristiani la pensano come me. Ma il silenzio delle gerarchie ci lascia molto confusi, e finisce col farci credere che alla Chiesa stia bene una simile situazione. Ma non è così. Francesca V.
Anche la moralità può attendere?
Credo che, come me, anche i lettori di Famiglia Cristiana siano delusi dall’atteggiamento eccessivamente prudente (è vero, la prudenza è una virtù, ma non bisogna esagerare nemmeno con le virtù!) sui comportamenti del presidente del Consiglio. Che non sono un fatto privato, poiché è un uomo pubblico, ha un importantissimo ruolo politico. Non dimentichiamo che è stato lui a fondare la sua popolarità facendo leva sulla famiglia e i valori cristiani. Non crede che sarebbe auspicabile una chiara e severa presa di posizione anche della stampa cattolica? Oppure, esistono ragioni di convenienza che consigliano di non inimicarsi il potente di turno, per cui anche la moralità "può attendere"? Purtroppo, in passato ciò è accaduto tante volte, e a distanza di anni o secoli la Chiesa è stata costretta a fare ammenda. Oggi i fedeli guardano con molta più attenzione alle prediche della gerarchia cattolica ma anche ai loro comportamenti concreti. Giuseppe Quali sono i valori da rispettare Finalmente la Chiesa ha aperto gli occhi su chi ci governa. Ormai siamo lo zimbello del mondo. Come si può accettare tanta immoralità da parte di chi guida le istituzioni (l’ha evidenziato anche la stessa moglie!). Ha fatto bene Casini a staccarsi da questa maggioranza, stava perdendo la sua dignità. Adesso, però, la Chiesa deve dare indicazioni ai fedeli e far capire quali sono i valori da rispettare. Come può accettare certe "libertà" di comportamento o provvedimenti irrispettosi delle persone umane? Io spero tanto nel suo giornale, non si preoccupi se qualcuno l’accusa di "cattocomunismo", tanto non sa quel che dice, non ha argomenti.Mario V. Che ne sarà del senso religioso della nosra gente?
Leggo le sue note settimanali sempre con grande interesse. Ieri abbiamo appreso delle ultime vicende che riguardano il nostro presidente del Consiglio, e non può immaginare che cosa, io e mio marito, abbiamo provato di fronte a tutte queste "performances". Mi preme, però, che lei sappia anche del mio forte disappunto (e uso un termine particolarmente tenue) perché nessun cardinale abbia avuto nulla da ridire su queste autentiche porcherie. Io sono cattolica e praticante, ma se le gerarchie ecclesiastiche non hanno la forza di prendere una posizione di totale e assoluta disapprovazione sul comportamento privato (che è anche pubblico) di questo personaggio, ne soffrirà terribilmente anche la stessa immagine della Chiesa. Se essa non alza la voce in modo forte e inequivocabile, tra qualche anno il sentimento religioso del nostro popolo andrà perso per sempre. Lo scriva lei, con la chiarezza che la distingue, perché se aspettiamo che vescovi e cardinali alzino un semplice dito, ci sarà ancora tanto da attendere.Anna B. Il Paese in cattiva luce davanti a tutto il mondo
So che questa mia lettera verrà cestinata, ma provo ugualmente a mandargliela. Quel che sta succedendo, in questi ultimi tempi, in Italia mette in cattiva luce il nostro Paese davanti a tutto il mondo. Le vicende in cui è coinvolto chi ci governa con ragazze più o meno circondate dal mistero, più o meno fotografate e filmate, suscitano negli italiani una serie di domande, che non hanno ancora ricevuto risposta. Mi chiedo: perché sono poche le voci che cercano di aprire gli occhi agli italiani? Perché sono pochi i giornali (spero che il vostro continui sempre su questa linea!) che vanno controcorrente nel fare informazione? Sarebbe bello che, in circostanze simili, anche la Chiesa si facesse sentire per aiutare chi è debole e confuso. Chi alzerà la voce come Mosè e i profeti per richiamarci a non essere cristiani solo di nome ma anche nei fatti e nei comportamenti? Annamaria M. La "correzione fraterna" è un dovere per i cristiani
Sono ormai al limite della sopportazione per i comportamenti di chi ci governa. Ora ha toccato il fondo della sua "piccolezza" con una barzelletta su Dio che diventa un suo dipendente, violando così il primo e il secondo comandamento, che ci ricordano di «Non nominare il nome di Dio invano...». Spero che lei, il suo giornale e, stavolta, anche la Chiesa diciate una parola forte contro chi non rispetta i valori cristiani e osa parlare di Dio con irriverenza. Spero che si facciano sentire tutte le persone religiose, e che anche i suoi stessi sostenitori si interroghino sulla fiducia che gli hanno abbondantemente concesso. E non mi dica che non si deve giudicare nessuno! Costui, con i suoi comportamenti, sta dando scandalo, dev’essere indotto a un ripensamento e a una giusta riflessione, per noi cristiani la "correzione fraterna" è un dovere. Qui non si tratta di pregiudizio o di essere schierati con un partito o con un altro, non è una faccenda di destra, sinistra, centro o "estremità"! Le auguro tutta la forza necessaria per i suoi interventi. Che Dio la benedica!Giuseppina M. I giovani e il grande fascino dell'uomo di successo
Acquisto da molti anni la sua rivista e spesso ho desiderato scriverle, ma non ho mai dato seguito al mio impulso. Ora, però, il cuore trabocca. Nell’ultima campagna elettorale – in cui si è toccato il fondo dello squallore – si è levata una domanda drammatica: «Vi sentireste di far educare i vostri figli da chi è alla guida del Governo oggi?». Domanda arrivata troppo tardi, perché potesse far riflettere seriamente. Ormai le nuove generazioni sembrano subire il fascino dell’uomo di successo e sperano solo, a qualunque prezzo, di poter assomigliare a lui. Da oltre trent’anni le sue televisioni stanno minando le coscienze con messaggi che esaltano l’edonismo, il facile successo, il consumismo sfrenato: dai lontani Drive in allo sdoganamento mediatico di tanti comportamenti viziati, conditi da commozioni plateali o rivendicazioni civili per oscurare ogni senso etico. Nella corsa al consenso (e anche alla pubblicità) è finito nel degrado anche il servizio pubblico della Rai, un tempo tanto attento al valore educativo delle sue trasmissioni. Solo Famiglia Cristiana ha protestato contro la cattiva televisione e non s’è lasciata affascinare dallo charme di quest’uomo che ci governa. Ma, purtroppo, non basta. Mi sconvolge il silenzio degli organi ufficiali della Chiesa, né mi basta l’affermazione che «ognuno ha la propria coscienza per giudicare». Il fatto che chi ci governa si dichiari paladino della Chiesa (ci crederà davvero?) e finanzi le sue opere, basta a cancellare le perplessità nei confronti dei suoi comportamenti? Ci siamo chiesti quanti disvalori ha trasmesso negli anni con soap opera e siparietti televisivi, stravolgendo ogni senso della dignità umana? Talvolta, mi capita di sentire persino onorabili nonnine incitare le nipotine a comportamenti trasgressivi, come quelli visti in Tv: «Che male c’è», dicono, «non è più come una volta!». Sbaglio se dico che abbiamo barattato i princìpi cristiani con un piatto di lenticchie? Oggi, i valori evangelici si scontrano con una società che li deride e li mette in crisi. Se non troviamo nella Chiesa una parola chiara e inequivocabile, a chi dobbiamo rivolgerci? Mi perdoni per la durezza di queste espressioni, ma la mia amarezza è grande. Com’è possibile predicare e chiedere alle persone d’essere coerenti con la fede se poi la Chiesa tace ed è accondiscendente verso chi calpesta valori cristiani non solo nella vita privata, ma anche nella scelta dei candidati? Non sono una integralista, ma stavolta agli uomini di Chiesa chiedo più coerenza, per il bene delle nuove generazioni. Le esprimo una profonda stima per il lavoro coraggioso che svolge e i messaggi di speranza che ci trasmette.Loredana R. È necessario un serio e rapido cambiamento
Leggo volentieri il suo giornale, che interpreta una visione del sociale che mi è affine. Sono rimasta sconcertata dalla protervia con cui chi ci governa di chiara d’essere vittima di calunnie, anziché dare una spiegazione dei suoi comportamenti, quanto meno "inusuali" per una figura istituzionale. Mi ha dato fastidio che anche i giovani industriali, all’incontro di Santa Margherita Ligure, abbiano manifestato un clima di simpatica "collusione", battendo le mani e ridendo alle discutibili battute e barzellette del presidente del Consiglio. Certo, poi, hanno potuto incontrare Gheddafi e avviare con lui probabili affari. Ma c’è un limite a tutto. Sono solo io a vedere la schizofrenia e l’ambiguità in cui sta scivolando il Paese? Non ci accorgiamo della realtà ogni giorno più drammatica, che tocca fasce sempre più larghe di persone? Credo sia necessario un serio e rapido cambiamento, prima che si disfi il tessuto economico e sociale del Paese. Mi scusi per lo sfogo, ma siete tra i pochi che ancora sapete dare le notizie, senza cedere ai compromessi della politica, ma mettendo sempre al centro l’uomo e la sua dignità.Rita C.
Perché i preti non dicono "qualcosa di cristiano"?Sono Liliana, sposata con Luigino da 36 anni e ho tre figli. Abbiamo avuto la fortuna di conoscerla durante l’indimenticabile pellegrinaggio dei lettori di Famiglia Cristiana "Sulle orme di san Paolo", e le abbiamo espresso il nostro pieno appoggio per il suo coraggio nel proclamare il Vangelo. Le scrivo perché mi sono ritrovata in sintonia con il pensiero di Pina ’53 (FC n. 24/2009) e con la sua risposta, che ho fotocopiato e dato ai sacerdoti del mio paese. Lei chiede un "minimo di moralità" ai politici che ci governano, eppure i nostri bravi cattolici appoggiano persone poco trasparenti, che non hanno uno stile di vita sobrio e avversano l’accoglienza degli stranieri. Il loro individualismo si esprime nella frase: «Io sto bene, degli altri non mi interessa nulla». Perché i nostri sacerdoti non dicono "qualcosa di cristiano" di fronte a tanta immoralità? La situazione oggi è davvero pesante. Ci senta vicini con la preghiera e l’appoggio al suo proclamare con coraggio il Vangelo di Gesù.Liliana
«Il presidente del Consiglio non deve illudersi che la Chiesa taccia. La Chiesa non rinfaccia nulla a nessuno, per carità cristiana, ma è evidente che i vescovi hanno una precisa morale da difendere». Così comincia l’intervista a monsignor Ghidelli, vescovo di Lanciano e Ortona, noto biblista, apparsa domenica 21 giugno sul Corriere della Sera, a proposito delle vicende che hanno investito una delle più alte cariche istituzionali del Paese.Il suo disagio e quello di altri vescovi hanno fatto eco all’editoriale di Avvenire, in cui si chiedeva al presidente del Consiglio «un chiarimento sufficiente a sgomberare il terreno dagli interrogativi più pressanti, che non vengono solo dagli avversari politici ma anche da una parte di opinione pubblica non pregiudizialmente avversa al premier».
Il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Mogavero, ha aggiunto: «Tra il livello pubblico, di governo, e quello privato e inviolabile, di coscienza, c’è un terzo piano: quello dell’immagine. I comportamenti di chi governa possono determinare maggiore credibilità oppure una delegittimazione, parziale o totale. Certi comportamenti possono incrinare la fiducia fino a una delegittimazione di fatto».
Chi ha l’onore e l’onere di servire il Paese (senza servirsene), per di più con una larga maggioranza, quale mai si era vista nella storia della Repubblica, è doveroso che si dedichi a questo importante compito senza "distrazioni", che un capo di Governo non può permettersi. L’alta responsabilità comporta restrizioni di movimenti e comportamenti adeguati alla carica, per servire a tempo pieno il Paese e dedicarsi totalmente al "bene comune" dei cittadini.
A maggior ragione oggi, che il Paese è alle prese con una delle più gravi crisi economiche (ma anche morali) che abbia mai affrontato, con moltissime famiglie sulla soglia della povertà, lavoratori senza più occupazione e giovani precari a vita, senza futuro e speranza. Che esempio si dà alle giovani generazioni con comportamenti "gaudenti e libertini", o se inculchiamo loro i valori del successo, dei soldi, del potere: traguardi da raggiungere a ogni costo, anche tramite scorciatoie e strade poco limpide?
Oggi il Paese più che di polveroni e distrazioni, necessita di maggiore sobrietà, coerenza e rispetto delle regole. E, soprattutto, chiarezza. Non solo a parole, ma concretamente, con i fatti. A poco servono imbarazzanti e deboli difese d’ufficio dei vari "corifei", "caudatari" o "maschere salmodianti" (come li ha definiti qualcuno), che ci propinano a ogni ora ritornelli e moduli stantii, a difesa dell’indifendibile. Onel tentativo "autolesionista" di minimizzare tutto, spostando la mira su altri bersagli. Ancora peggio, poi, quando "la pezza è più grande dello sbrego" come si dice, e si definisce il presidente del Consiglio «l’utilizzatore finale» di un giro di prestazioni a pagamento (ammesso che sia vero), e si considerano le donne "merce", di cui «si potrebbe averne quantitativi gratis». Naturalmente.
Non basta la legittimazione del voto popolare o la pretesa del "buon governo" per giustificare qualsiasi comportamento, perché con Dio non è possibile stabilire un "lodo", tanto meno chiedergli l’"immunità morale". La morale è uguale per tutti: più alta è la responsabilità, più si ha il dovere del buon esempio. E della coerenza, che è ancora una virtù, e dà credibilità alle persone e alle loro azioni.
Sull’operato del presidente del Consiglio oggi fanno riflettere certi silenzi "pesanti", anche all’interno della stessa maggioranza. La Chiesa, però, non può abdicare alla sua missione e ignorare l’emergenza morale nella vita pubblica del Paese. Nessuno pensi di allettarla con promesse o ricattarla con minacce perché non intervenga e taccia. I cristiani (come dismostrano le lettere dei nostri lettori) sono frastornati e amareggiati da questo clima di decadimento morale dell’Italia, attendono dalla Chiesa una valutazione etica meno "disincantata". Non si può far finta che non stia succedendo nulla, o ignorare il disagio di fasce sempre più ampie della popolazione, e dei cristiani in particolare.
Il problema dell’esempio personale è inscindibile per chiunque accetta una carica pubblica. In altre nazioni, se i politici vengono meno alle regole (anche minime) o hanno comportamenti discutibili, sono costretti alle dimissioni. Perché tanta diversità in Italia? L’autorità senza esemplarità di comportamenti non ha alcuna autorevolezza e forza morale. È pura ipocrisia o convenienza di interessi privati. Chi esercita il potere, anche con un ampio consenso di popolo, non può pretendere una "zona franca" dall’etica. Né pensare di barattare la morale con promesse di leggi favorevoli alla Chiesa: è il classico "piatto di lenticchie", da respingere al mittente.
Parlando di De Gasperi, grande statista trentino, Benedetto XVI l’ha indicato come modello di moralità per i governanti: «Il ricordo della sua esperienza di governo e della sua testimonianza cristiana siano di incoraggiamento e stimolo per coloro che reggono le sorti dell’Italia, specialmente per quanti si ispirano al Vangelo». «De Gasperi», ha aggiunto il Papa, «è stato autonomo e responsabile nelle sue scelte politiche, senza servirsi della Chiesa per fini politici e senza mai scendere a compromessi con la sua retta coscienza».
In una nota pubblicata dal Sir (Servizio informazione religiosa, cioè l’agenzia di notizie dei vescovi) del 26 maggio scorso, Riccardo Moro afferma che le vicende personali del premier offrono «un contributo sgradevole al sereno sviluppo dei rapporti democratici». E al premier che assicura di "chiarire in futuro" i dubbi sollevati dalla stampa nazionale ed estera, chiede: «Ma se nulla di quanto è ignoto è riprovevole, perché rinviare? Se non vi è nulla da nascondere, alimentare i misteri rinviando spiegazioni, rivela una considerazione della stampa e dell’opinione pubblica particolarmente irriguardosa». E aggiunge: «La libera stampa indipendente è uno dei fondamenti della democrazia per il controllo sull’azione del Governo e per veicolare informazione e dialogo democratico tra i cittadini, non un disturbo nell’azione democratica».
Di fronte all’Italia che arranca, di fronte al polverone mediatico sulle vicende del premier, i problemi reali del Paese (famiglia, lavoro, immigrati, riforme...) sono passati in secondo ordine. C’è da augurarsi, quanto prima, che da una "politica da camera da letto" si passi alla vera politica delle "camere del Parlamento", restituite alla loro dignità e funzioni. Prima che la fiducia dei cittadini verso le istituzioni prenda una via senza ritorno. A tutto c’è un limite. Quel limite di decenza è stato superato. Qualcuno ne tragga le debite conseguenze.
D.A. June 22
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Abbiamo ricevuto e pubblicato la lettera del signor Nino La Roccia, ovviamente si dara' spazio, sempre rimanendo nei canoni della correttezza e della buona educazione anche ad altre ed eventuali risposte a cio' che lui afferma.
Oggetto: Finalmente si vota Inviato 21 giugno 19.14 |
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Grazie alla confederazione dell' U.G.L.(Unione Generale del Laoro) si torna a votare ed eleggere la nuova R.S.U. Si deve RINGRAZIARE questa confederazione affinchè i lavoratori torneranno ad abbracciare la democrazia. A questo punto credo che sul blog come minimo si debba dare atto all' U.G.L. senza che la cosa passi in sordina (con solo quattro righe scritte) e se questa sigla sindacale ha avuto il coraggio di mettersi contro la RSU ed ESPERTI dell'Avio, che continuano ad usufruire di permessi sindacali per "CHISSA' quali motivi", è giusto che tutti sappiano che è stata l'unica sigla sindacale ad uscire dall'anonimato. Saluti NINO la Roccia
Commento della Tenda. Egregio signor La Roccia, rispondiamo.
Cosi' come le ha definite lei, la sordina, e le quattro righe scritte sull'indizione delle elezioni,erano tali, in quanto le nostre informazioni erano ancora approssimative ed incerte, e quindi non essendoci stato un accertamento corretto abbiamo esposto la notizia con il beneficio dell'inventario.
Qualche riflessione piu' approfondita anche su cio' che lei dice.
Abbiamo qualche dubbio sulle sue affermazioni e tanto piu' sulla organizzazione che lei tanto magnifica, e le spieghiamo il perchè.
Non capiamo perchè affermate di mettervi contro la RSU ed ESPERTI dell'Avio, anzi si suppone che essi siano felici di rimettersi in discussione dopo anni di apatia, appiattimento ed annientamento sindacale!
1) Il cosidetto atto di coraggio tenuto dall'unica organizzazione firmataria di contratto senza rappresentante, non è avvenuta dopo il 30mo mese in carica della rsu uscente (piu' o meno Maggio 2006)cosi' come citano gli accordi per il rinnovo rsu, ma Giugno 2009 con appena 36 mesi (piu' o meno )di ritardo 3anni, ossia una completa tornata di rsu.
2) Tanta volonta' di far abbracciare la democrazia ai lavoratori nell'anno e mezzo di resistenza dei lavoratori da parte del sempre tanto decantato sindacato che lei rappresenta o elogia, non ci è sembrato di vederla.A parte i primi e brevi moti unitari ben presto sedati dalla corsa ai favori ed ai favoritismi, dai passaggi all'altra sponda, dalla svendita di onore e dignita' dei "magnifici rappresentanti",che lei adesso incolpa di usufruire (deglutire va meglio vero?) "di permessi sindacali per "CHISSA' quali motivi", dicevamo neanche voi o i vostri diletti, avete brillato per costanza, presenza ed impegno. Eppure anche voi o i vostri diletti avevate un rappresentante sindacale riconosciuto (esperto) addirittura nel settore piu' colpito quello della Revisione. Anch'esso, svanito, ecclissato, passava solo di tanto in tanto alla Tenda a chiedere notizie.
Sono stati quelli, tempi davvero brutti per il sindacato e per i suoi rappresentati, certo meglio ecclissarsi e scomparire, che sacrificarsi a fare straordinario passando di nascosto come le zoccole, (pantegane) davanti al presidio di cassintegrati condannati a 800 euro al mese, e questo è solo uno dei tanti esempi nefasti, ma c'è ne per tutti i tipi e per tutti i gusti, dalle lacrime di coccodrillo, all'abbandono del campo di gara per subentrata bestemmia, od alla indebita estirpazione di bandiera o ancora al simpatico gioco, detto : Straccia la tessera dei cattivi, abbandona la Tenda cosi' ti faccio rientrare a lavorare, e chi piu' ne ha piu' ne metta.
Quindi supponiamo che il vostro tentativo di ricostruirvi la verginita' sindacale attraverso una coraggiosa indizione di elezioni avvenuta con tre anni di ritardo non sia riuscito, pur riconoscendo all'altro vostro responsabile alcune azioni nobili come la presenza alle varie messe, e l'appoggio, alle elezioni,( probabilmente le piu' pilotate e vergognose che la storia sindacale possa ricordare), nella sua piccola azienda ad un organizzazione di pur opposte idee politiche, ma che andava in controtendenza rispetto al connubio padronal-sindacale di una organizzazione sindacale con due aziende, sbagliando forse la persona, perchè proprio colui che egli ha appoggiato era lo stesso che ne ostacolava sempre ed in qualsiasi circostanza, la presenza, ma questo signore non lo fa' soltanto con i dirigenti della sua ( di Nino La Roccia)organizzazione .... non ne dubiti si legga l'intervento precedente e capira'....
Ancora lei scrive ....
Si deve RINGRAZIARE questa confederazione affinchè i lavoratori torneranno ad abbracciare la democrazia.
Si riferisce a qualche assemblea e-o referendum indetto in fabbrica tra i lavoratori per la firma della nuovo accordo contrattuale che avete firmato con cisl e uil? Scusate non volevamo fare ironia...
Grazie per averci scritto.
June 18 
Allora è ufficiale si vota!
Dopo lo stop di 3 anni, ossia di una intera tornata, si torna al voto!
Si inizia a rodare la macchina della democrazia, e gia' i primi vagiti,
anzi i primi rantoli degli arroganti iniziano ad udirsi.
Vorrebbero porsi, soli ed incontrastati, a capo di un qualcosa che non è loro.
Lontani i tempi della improbabile solidarieta',della fuga dalle responsabilita' e dai minimi doveri collettivi ed umani, oggi, lavati e riciclati dal tempo,
andranno a caccia di quel consenso che non gli spetta e che non meritano.
Professionisti senza camice bianco, dal Lunedi' al Venerdi' o Sabato
dalle 08,00 alle 16,30 (astenersi ovviamente nelle giornate di compenso)
i tecnici del fare come dico io ma non come faccio io, son pronti a sprintare,
e preventivamente,
anche, valutare e provvedere su e di eventuali candidature scomode....
Per loro ovviamente.
Ma non vi vergognate?
Giudicare chi, nell'errore, riconosciuto, ha pagato di persona ed a sue spese, e voi ?
Siete degli impuniti!
La vostra inedia, la vostra indifferenza, la vostra strafottenza,
la vostra vigliaccheria, pensate siano passate inosservate?
Allora, almeno abbiate il buon senso di tacere, di accettare e condividere
le buone norme della convivenza democratica, e lasciate il giudizio all'espressione massima della democrazia.
Anzi per dare il buon esempio, visto che tante criticate i capibastone ed i senatori
a vita altrui,
iniziate a dare l'esempio
Fate come i sindaci o i presidenti della Repubblica, dopo due o massimo tre mandati , fate spazio anche agli altri, fate crescere!
Create, non soffocate il cambiamento, il rinnovamento ed il ringiovanimento delle istituzioni importanti e vitali, come il sindacato.
I tempi gia' sono quelli che sono e la disaffezione e l'allontanamento
dei lavoratori cresceranno sempre di piu'!
Senti chi straparla
Vista la fonte, D’Alema, c’è da dubitare che qualcuno stia davvero lavorando per rovesciare questo governo eversivo e incostituzionale. Purtroppo. Dalla Bicamerale al pellegrinaggio a Mediaset “patrimonio del Paese”, il conte Max ha sempre lavorato nella direzione opposta. Ma è comunque divertente il panico seminato dalle sue parole nel Pdl: una maggioranza oceanica, già costretta a 19 voti di fiducia in un anno, che trema come una fogliolina al solo evocare la sua caduta, non deve passarsela granchè bene. Anche perché, per mandare a casa il governo, dovrebbero esser d’accordo un centinaio di deputati e una cinquantina di senatori Pdl. Ma l’aspetto più fascinoso del sacro terrore che attanaglia il centrodestra sono i nomi e le facce e i pulpiti che lo esprimono. Da Pontida, Bossi e i suoi compari padani assicurano che «con la Lega non ci sono rischi per il governo». Calderoli aggiunge che «un governo che non sia eletto dal popolo sarebbe un colpo di Stato». Strano, perché l’unica volta in cui cadde un governo Berlusconi fu nel 1994, e per mano della Lega, che poi appoggiò il governo presieduto da un “non eletto”, cioè da Lamberto Dini, con una maggioranza non proprio in linea con quella uscita dalle urne. Oggi Dini, passato al centrosinistra e poi ripassato in padella, sta nel Pdl e dichiara che un governo tecnico (come il suo del 1995) sarebbe un’orribile lesione della volontà popolare. Fra i vari «non eletti» che facevano parte del suo governo, c’era un certo Franco Frattini, ministro della Funzione Pubblica, oggi ministro degli Esteri. Al Tappone è in buone mani.
Pare che lugl abbia avviato la procedura per il rinnovo della rsu.
Dopo un giro a vuoto 2006-2009 ritornano a decidere i lavoratori con il voto.
Adesso vedremo quanti saltimbanchi usciranno allo scoperto
dopo anni di sonni tranquilli......
Buona fortuna alla democrazia! June 13
Lo sciagurato: Silvio Berlusconi
[Sueddeutsche Zeitung]
Silvio Berlusconi Il premier italiano viene braccato per delle sciocchezzuole private, malgrado le colpe del politico Berlusconi non siano da ricondursi all’ambito erotico, ma siano molto più rilevanti.
Al Capone, il boss dei bassifondi di Chicago, si era reso colpevole di numerosi delitti capitali prima che la giustizia potesse incastrarlo per quelli che, al confronto dei primi, erano dei piccoli reati: evasione fiscale e riciclaggio di denaro sporco.
Oggi l’opposizione italiana nello scontro con Silvio Berlusconi punta su una strategia simile. Non blocca il premier attribuendogli delle colpe politiche, ma dei presunti vizi privati. La possibile tresca con un’aspirante showgirl dovrebbe fermare il capo del governo.
In questa situazione la relazione tra il premier e la giovanissima signorina Noemi è irrilevante per il destino dell’Italia, nel bene e nel male. E ugualmente irrilevante potrebbe diventare anche l’opposizione di sinistra, se continua a comportarsi come ha fatto fino ad oggi.
Le colpe del politico Berlusconi non sono da ricondursi all’ambito erotico. Il “Cavaliere” si è macchiato di colpe molto più gravi: verso lo stato di diritto italiano, verso la democrazia e nei confronti del principio della pluralità dei media, che costituisce il fondamento di una nazione sana, moderna e prospera.
Lo stato di diritto, nella fattispecie la giustizia, è stato nuovamente oggetto di attacchi da parte di Berlusconi nei giorni passati in un modo che veramente dovrebbe richiamare l’Unione Europea ad intervenire. Ha insultato dei giudici definendoli estremisti di sinistra e li ha accusati di emettere sentenze preventivamente, soltanto perché hanno condannato per corruzione uno dei suoi avvocati. In questa causa Berlusconi stesso dovrebbe temere una condanna, se non si fosse fatto concedere, dalla propria maggioranza parlamentare, una immunità in qualità di premier.
In che considerazione Berlusconi tenga la democrazia lo si capisce dai suoi rapporti con l’opposizione. Chi vota a sinistra sarebbe spinto dall’odio e dall’invidia: affermazioni di questo tipo e altre simili a queste si commentano da sé. Il premier guida i suoi partiti - prima Forza Italia e ora il Popolo della Libertà - in maniera carismatico-autaritaria, come se fossero una sua proprietà privata.
Da capo del governo Berlusconi si comporta come se fosse il capo di un azienda, che conduce i suoi affari basandosi sul binomio comandare obbedire. Ora tenta anche di mettere il popolo contro il parlamento, per riformare la costituzione a suo piacimento. Metodi di governo plebiscitari di questo tipo sono pericolosi, ce lo insegna la storia.
Ma la più grave nefandezza Berlusconi l’ha compiuta nei confronti della libertà dei mezzi di comunicazione. Grazie alle sue capacità imprenditoriali, assolutamente notevoli, e alla sua abilità politica egli è riuscito a costruire un impero dell’informazione, dell’opinione e dell’intrattenimento, che comprende giornali, riviste, aziende di produzione cinematografica e soprattutto le più importanti reti della televisione privata.
Da decenni quest’impero esercita la sua influenza sugli italiani e così modifica la società. Spettacolizzare di continuo ciò che è appariscente fino a ciò che è volgare, l’assenza di ritegno, la brama consumistica e l’opportunismo vengono presentati come normalità o addirittura come condizione auspicabile. Modello ideale di tutto questo è il non più giovanissimo maestro di spettacolo e arti amatorie che si lascia circondare da stelline della tv e distribuisce premi e regalie al popolo, esattamente come il Cavaliere.
Con le sue emittenti tv Berlusconi ha allevato il suo popolo di elettori. La sinistra italiana gli si oppone troppo blandamente. Soprattutto ha trascurato di tutelare il pluralismo del mondo mediatico. Per questo oggi non può che aggrapparsi miseramente a Noemi.
Hanno ugualmente fallito la destra borghese, i cristiano-democratici e le elite conservatrici. Come hanno potuto permettere che Berlusconi diventasse il loro volto, la loro voce ed infine il loro dominatore? Perché non hanno costruito una forza di opposizione credibile, che fosse degna dell’eredità lasciata da quella grande nazione europea dal ricco patrimonio culturale che è l’Italia? Questa è una domanda che dovrebbe porsi l’intera Europa. L’evoluzione dell’Italia è un funesto presagio. Essa mostra quanto sia facile che le moderne società diventino società malate, se permettono che un uomo acquisisca enorme potere mediatico. June 12
Muammar Al Tappon
Un solo paese, nel mondo libero, poteva riservare gli onori di Stato a una tetra macchietta come il colonnello Gheddafi: il nostro. Un solo premier, nel mondo libero (anzi, semilibero), poteva non solo accogliere nelle più alte sedi istituzionali, ma addirittura baciare con trasporto un soggetto che fino a qualche anno fa foraggiava gruppi terroristici, cacciava ebrei, faceva abbattere aerei di linea come piccioni (Lockerbie, 270 morti), approntava armi di distruzione di massa (vere), bombardava l’Italia senza neppure centrarla: il nostro. Del resto, dal punto di vista coreografico, c’è un solo un leader al mondo che rivaleggi con Muammar Al Tappon quanto a ridicolaggine, tintura, fard, ombretto, per non parlare del corteo di «amazzoni», versione tripolina delle veline di Villa Certosa. Anche la concezione che i due hanno della democrazia è piuttosto simile, anche se milioni di gonzi italo-padani si erano illusi che Al Tapone fosse almeno uno sfegatato filoamericano, punta di diamante dell’«alleanza contro il terrorismo». Vederlo baciare chi sostiene che «bisogna capire le ragioni del terrorismo» e paragona gli Usa a Bin Laden e sentire Schifani definirlo «uomo di Stato» potrebbe creare qualche spaesamento in un elettorato minimamente avveduto. Dunque non quello del Pdl,che digerisce tutto, anche il fard. Ottimo, come sempre, il Pd che è riuscito a dividersi anche su Gheddafi, grazie all’encomiabile apporto di Mohammed Al Dalemah e del fido Alì Lah Torr, che hanno invitato il colonnello a concionare in Fondazione Italianieuropei. Ribattezzata per l’occasione Beduinieuropei. June 10
LA LETTERA: http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/politica/lettera-veronica/lettera-veronica/lettera-veronica.html
Veronica Berlusconi, lettera a Repubblica "Mio marito mi deve pubbliche scuse"
di VERONICA BERLUSCONI
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Veronica e Silvio Berlusconi
Egregio Direttore,
con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso dei 27 anni trascorsi accanto ad un uomo pubblico, imprenditore prima e politico illustre poi, qual è mio marito. Ho ritenuto che il mio ruolo dovesse essere circoscritto prevalentemente alla dimensione privata, con lo scopo di portare serenità ed equilibrio nella mia famiglia. Ho affrontato gli inevitabili contrasti e i momenti più dolorosi che un lungo rapporto coniugale comporta con rispetto e discrezione. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: " ... se non fossi già sposato la sposerei subito" "con te andrei ovunque".
Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l´età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (due figli da un primo matrimonio e tre figli dal secondo) della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni. A mio marito ed all´uomo pubblico chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l´occasione chiedo anche se, come il personaggio di Catherine Dunne, debba considerarmi "La metà di niente". Nel corso del rapporto con mio marito ho scelto di non lasciare spazio al conflitto coniugale, anche quando i suoi comportamenti ne hanno creato i presupposti. Questo per vari motivi: per la serietà e la convinzione con la quale mi sono accostata a un progetto familiare stabile, per la consapevolezza che, in parallelo alla modifica di alcuni equilibri di coppia che il tempo produce, è cresciuta la dimensione pubblica di mio marito, circostanza che ritengo debba incidere sulle scelte individuali, anche con il ridimensionamento, ove necessario, dei desideri personali. Ho sempre considerato le conseguenze che le mie eventuali prese di posizione avrebbero potuto generare a carico di mio marito nella sua dimensione extra familiare e le ricadute che avrebbero potuto esserci sui miei figli.
Questa linea di condotta incontra un unico limite, la mia dignità di donna che deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l´esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un´importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto l´esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati. RingraziandoLa per avermi consentito attraverso questo spazio di esprimere il mio pensiero, La saluto cordialmente. (31 gennaio 2007)
E QUELLA DEL 2009 ....
Duro attacco di FareFuturo dopo le candidature volute dal Cavaliere "Le donne non sono gingilli da usare come specchietti per allodole"
"Basta veline in politica" L'altolà della fondazione di Fini
Il presidente della Camera non sconfessa ma frena: "Comprensibile, ma eccessivo" di MATTEO TONELLI
http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/politica/elezioni-2009-1/futuro-veline/futuro-veline.html
ROMA - I distinguo tra Fini e il Cavaliere non sono una novità. Ma stavolta l'affondo di FareFuturo, fondazione animata dal presidente della Camera, punta su donne e televisione. Ovvero due dei punti nevralgici della visione del mondo berlusconiana. "Le donne non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori maschi, le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche qualche volta lo ricordasse". Parole come pietre, firmate da Sofia Ventura sul magazine della fondazione. Al punto che, alcune ore più tardi, lo stesso Gianfranco Fini deve puntualizzare definendo "copmprensibili, ma eccessive e non totalmente condivisibili" le opionioni della Ventura. Da tempo, la ricerca dello smarcamento dal premier è strategia quotidiana del presidente della Camera. E, come in passato, Farefuturo è lo strumento per mandare precisi segnali. Ora è il turno del personalissimo modo con cui il premier utilizza le donne in politica, le procedure di scelta e il retroterra da cui provengono. Veline, velinismo e simili, insomma. Una scelta rilanciata con forza dal premier per l'ultima infornata di candidature del Pdl per le Europee. Nell'ordine ci sono Barbara Matera, già "letteronza", Angela Sozio, ex del Grande Fratello, Camilla Ferranti, reduce da Incantesimo, Eleonora Gaggioli, direttamente dai set di Don Matteo ed Elisa di Rivombrosa. "Volti nuovi e freschi" nelle intenzioni del Cavaliere. Destinati a rappresentare l'Italia in Europa. In quel Parlamento europeo che con le ribalte televisive ha poco da spartire. O almeno dovrebbe. Il giudizio di Farefuturo è duro. Si parla di "una pratica di cooptazione di giovani signore con un background che difficilmente può giustificare la loro presenza in un'assemblea elettiva come la Camera dei deputati o anche in ruoli di maggiore responsabilità". E che nessuno parli di ricerca di volti nuovi, di nuove pratiche di selezione. Di rottura con le liturgie partitiche. "Qui assistiamo ad una dirigenza di partito che fa uso dei bei volti e dei bei corpi di persone che con la politica non hanno molto a che fare, allo scopo di proiettare una (falsa) immagine di freschezza e rinnovamento - continua Farefuturo -. Questo uso strumentale del corpo femminile, al quale naturalmente le protagoniste si prestano con estrema disinvoltura, denota uno scarso rispetto da un lato per quanti, uomini e donne, hanno conquistato uno spazio con le proprie capacità e il proprio lavoro, dall'altro per le istituzioni e per la sovranità popolare che le legittima". Nessuna valorizzazione, insomma, semmai un uso spregiudicato del "corpo delle donne" che ottiene l'effetto opposto. A fronte di numeri che fotografano una presenza femminile in politica ancorata a livelli minimi, infatti, la risposta del Cavaliere è un "velinismo" che "rilancia uno stereotipo femminile mortificante, accuratamente coltivato dalla nostra televisione (che è, a questo proposito, un unicum nel contesto europeo-occidentale) e drammaticamente diseducativo per le nuove generazioni". (27 aprile 2009)
June 09
Zorro di Marco Travaglio : Papaveri e Papi
Che le cose si mettessero maluccio per il Cainano, lo si era capito del black out sulle reti Mediaset. Se non vince il padrone, le elezioni non esistono. Anche la faccia di Susanna Petruni, inviata embedded nel covo Pdl, parlava da sé: era persino più allegra quando annunciò lo share del Tg1 grazie ai morti del terremoto. Ma la certezza della sconfitta di Al Tappone s’è avuta quando, a Porta a Porta, ha cominciato a gracchiare la voce bianca di Mario Giordano. Il direttore del noto quotidiano satirico mostrava giulivo il suo titolone: «La rivincita di Berlusconi. Li ha mandati tutti a quel Pais». Battutona, con editoriale-marchetta «Più forte di crisi e gossip» e fantasmagorica proiezione che dava il Pdl al 38,5% («il Pdl cresce ancora»). In studio il più perplesso era La Rissa, che aveva appena ammesso la flessione. A tarda sera l’insetto concedeva al pover’ometto l’esame di riparazione: «Allora Mario, hai cambiato titolo?». E la voce bianca, in stato di ipossia: «Hanno mandato il Pd a quel Pais». Ri-battutona, con strepitoso occhiello: «Caso quasi unico nella Ue, la maggioranza tiene» (infatti l’unica destra europea che perde è il Pdl). Roba che neanche Forlani ai bei tempi. Si tratta dello stesso Giornale che venerdì titolava: «Pdl vicino al 45%. Sarà trionfo», con sagaci commenti sul «boomerang» delle critiche al padrone. Quasi commovente Roberto Napoletano, direttore del Messaggero del suocero di Casini: «Cresce l’Udc». Chi fosse preoccupato per lo stato di salute della stampa italiana, si prepari a quando Noemi sarà direttore del Giornale di Papi. Con la scorta.
Aerei ed elicotteri Fininvest diventano voli di Stato : di Claudia Fusani
il documento :
 La Presidenza del Consiglio dei ministri ha dato la qualifica di «volo di Stato» ad aerei ed elicotteri di compagnie private che fanno capo a Fininvest. Dare la qualifica significa che quegli aeromobili devono servire «a consentire l’efficace svolgimento delle attività aeronautiche occorrenti per realizzare o supportare la cura di interessi pubblici rilevanti» come i viaggi di lavoro del premier e dei suoi ministri. Significa, soprattutto, che quegli stessi mezzi, per assolvere a questa funzione, saranno pagati con soldi pubblici. Soldi nostri, dei cittadini contribuenti, che finiscono nelle casse di un gruppo che fa capo alla famiglia del Presidente del Consiglio. Sintetizzando, pare di poter dire che lo Stato affitta da Berlusconi gli aerei che servono al presidente Berlusconi per svolgere in sicurezza le mansioni di premier. A meno che l’affitto degli aerei non avvenga a titolo gratuito, cosa in linea di principio anche possibile, siamo non solo in un evidente conflitto di interessi ma anche ben oltre il reato di peculato.L’Unità è venuta in possesso di un prezioso documento che porta in alto a sinistra il timbro Enac (l’ente nazionale di aviazione civile), il numero di protocollo e la data del 4 giugno 2008, un mese dopo il giuramento dell’esecutivo Berlusconi. L’oggetto della comunicazione della direzione security è «L’attribuzione della qualifica di volo di Stato». Si legge che «la Presidenza del Consiglio dei ministri e l’Ufficio per i voli di Stato con nota protocollata del 15 maggio 2008 ha comunicato che in conformità al Dpcm del 23-01-2008 è stata attribuita la qualifica di Volo di Stato ai voli che saranno effettuati per le esigenze di trasporto del sig.Presidente del Consiglio dei ministri, dagli aeromobili della Società Alba Servizi Aerotrasporti e del Consorzio Elicotteri Fininvest di seguito elencati...». Seguono le targhe di cinque velivoli, un Gulfstream 5, due Hawaker 800xp, un A319 (un airbus con 124 posti) e un elicottero AW 139. Cinque velivoli Il capitolo “Voli di Stato” è complesso e di difficile accesso visto che si tratta di capitoli della vita pubblica coperti dal segreto per motivi di sicurezza. È probabile, quindi, che veramente il premier abbia affittato i propri aerei ed elicotteri allo Stato senza pretendere un euro per l’affitto. È molto probabile, però, il contrario, e cioè che le due società che fanno capo al gruppo Fininvest (dal 1981 Alba fa parte del gruppo ) vengano pagate per i servizi svolti. I voli di Stato sono gestiti da Cai, la compagnia che fa capo ai servizi segreti e che portano sempre le insegne della Presidenza del Consiglio dei ministri, e dagli aeromobili del 31 Stormo. Una flotta, spiegano in ambienti dell’Aeronautica, «perfettamente in grado di assolvere le esigenze di trasporto del premier e dei suoi ministri». In casi eccezionali, «come potrà essere il G8 per cui dovremo trasportare all’Aquila, in poche ore, 26 capi di Stato e rispettive delegazioni», oltre agli aeromobili dello Stato e delle sue amministrazioni, «possono essere equiparati a voli di Stato anche aerei privati». È il caso di Alba e di Cefin (Consorzio elicotteri). Vale la pena ricordare che nei primi cinque mesi dell’anno le ore di volo dei voli di Stato sono triplicate. E che il conto per i cittadini è di oltre 60 milioni di euro solo nel 2009.
Facile immaginare che anche questa parte della storia diventi, o sia già, parte del fascicolo della procura di Roma in cui Berlusconi è indagato per abuso di ufficio. Di certo le foto oggetto dell’inchiesta non possono essere solo quelle in cui si vedono gli aerei della Presidenza del Consiglio atterrare a Olbia e dalle cui scalette scendono ballerine, menestrelli e cuochi e compagnie di giro varie. Di certo vanno indagati anche gli elicotteri che arrivano direttamente a Villa Certosa e altri aerei in arrivo a Olbia. Con le targhe che trovate in questa pagina.
Un bel po’ di lavoro per il procuratore Ferrara. A cui si aggiunge un nuovo esposto del Codacons che vuole conoscere la lista dei passeggeri dei vari voli. Intanto il 9 giugno il Consiglio di Stato deve pronunciarsi sulla direttiva che nell’agosto 2008 ha allargato i criteri di accesso di voli di Stato e che per il Codacons è «troppo discrezionale».

«Debora batte Papi di 10mila voti»
Debora Serracchiani, candidata del Pd alle europee nel nord est, ha ottenuto in Friuli Venezia Giulia più preferenze del premier Silvio Berlusconi. «Mi sveglio, un occhio ai dati e ... in Friuli Venezia Giulia Debora batte Papi 73.910 a 64.286», ha esultato la trentanovenne avvocatessa romana, trapiantata a Udine, scrivendo il suo 'status' su Facebook. «Una giornata memorabile: merita di essere vissuta se non altro perchè in Friuli Venezia Giulia ho battuto Berlusconi»: così Debora Serracchiani, la candidata del Pd alle europee nella circoscrizione del Nordest ha commentato il risultato elettorale che sta per portarla al Parlamento europeo. «Un risultato straordinario - ha detto - che mai avrei potuto immaginare. Un risultato costruito dal partito e dal web. Battere Berlusconi - ha concluso con un sorriso - mi dà una gioia immensa». 08 giugno 2009
08/06/2009 23:31
....Debora Serracchiani ne è l'esempio più luminoso. Ha battuto in preferenze il presidente del Consiglio. Nel Pd ha superato il capolista Luigi Berlinguer, il potente segretario del Pd emiliano Caronna. Non è una ragazzina, è un avvocato di quasi quarant'anni. Ha una lunga militanza alle spalle, è stata scelta dalla base, ha vinto. L'Italia è piena di Debore. Simona Caselli ha superato il premier a Parma. Francesca Barracciu lo ha battuto in Sardegna, poi non eletta nonostante 116 mila preferenze. Francesca Balzani ha stravinto a Genova. L'Italia custodisce centinaia di persone che sono il Pd che l'elettorato vorrebbe: ora che è chiaro bisognerà, la prossima volta, sceglierle con cura, non nasconderle in fondo agli elenchi, non strapparne la notte i manifesti, crederci. In una bella intervista Antonio Di Pietro dice oggi a Claudia Fusani: «Noi siamo l'altra gamba del progetto». Parla al Pd. Parla alla sinistra. Anche a quella sinistra che alcuni chiamano radicale. Il 6 per cento dell'elettorato ha scelto la sinistra a sinistra del Pd. Il cammino da fare ora è questo: ritrovare la trama comune.
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